La campagna di Coldiretti
La vendita diretta, presso l’azienda agricola o nei farmers’ market, è presentata come soluzione alla crisi economica: ma qual è il vero prezzo di questo risparmio?

I mercati del contadino non sono la panacea per tutti i mali. A pensarla così sono tre importanti associazioni agricole: Cia, Confagricoltura e Fedagri. Nel mondo agricolo, infatti, sembra che la sostenitrice più entusiasta dei farmers’ market sia Coldiretti.
“Bisogna saper dare il giusto peso alle diverse realtà:- assicura Matteo Anzanelli, responsabile ufficio progettazione della Cia -: se il 70% delle vendite passa da 22mila punti vendita, non si può pensare che la risposta venga da un centinaio di farmers' market. La vendita diretta non è la soluzione ai problemi degli agricoltori, che anzi ne devono affrontare di nuovi, perché improvvisarsi commercianti non è facile”. Sulla verifica preventiva di fattibilità insiste anche Confagricoltura. “La possibilità di vendere direttamente - spiega Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura - lontano dall’azienda richiede un’attenta valutazione di costi logistici e una rigorosa organizzazione del lavoro, tale da rendere spesso negativo il conto economico. Come associazione, riteniamo più produttivo reimpostare un dialogo con la gdo che vada oltre la negoziazione di prezzo”. In sintonia con le altre associazioni, la visione di Fedagri ha anche un risvolto politico.
”è molto importante - spiega Paolo Bruni, presidente di Fedagri - che il Governo intervenga a favore dell’aggregazione d’imprese, per evitare inutili passaggi intermedi. La filiera riflette l’effettivo livello di organizzazione dei produttori:
laddove c’è più concentrazione, il prezzo non lievita.
Di Emanuela Taverna
Versione integrale su Food 12 - Dicembre 2008
