Un business fatto in casa
Il vero fenomeno del 2008 sono le farine speciali e le miscele, che con oltre 31.700 tonnellate ottengono un incremento del 12,7%

Da un lato, il calo dei consumi di pane nel 2008 ha segnato un -2,3%, confermando un trend in atto, che ha portato ridurre di un terzo circa gli acquisti familiari dal 2000 a oggi. Dall’altro, la riduzione del potere d’acquisto di molti italiani, “invitati” a passare
più tempo tra le mura domestiche rinunciando a ristoranti e pizzerie. Anche sulla spinta di questi fattori - uniti alla crescente richiesta di prodotti naturali e genuini -, gli italiani hanno fatto di necessità virtù e si sono messi a riscoprire il piacere di preparare in casa pane, pasta, pizza e dolci.
Secondo le ultime rilevazioni di Adiconsum, superano ormai il 5% le famiglie che in Italia si preparano fumanti pagnotte e panini, con un risparmio stimato dell’80% circa sul prodotto acquistato dal fornaio o all’iper e super. “Il calo della capacità di spesa è la principale causa della “riscoperta” della farina - afferma Franco Accornero, direttore commerciale di Molino Spadoni -, che è del resto la materia prima meno costosa di tutto il food”. Secondo i dati Nielsen, nell’anno terminante a marzo 2009 le farine hanno superato le 263mila tonnellate, con un incremento del 7,6 per cento. A valore i risultati sono sfalsati dai forti aumenti subìti dalle materie prime: rispetto al 2007, tutte le tipologie di farine mostrano un aumento del prezzo medio tra il 6% e il 45 per cento. Il sell out a valore ha dunque raggiunto i 205 milioni di euro (+30,1 %).
Di Olimpia Ogliari
Versione integrale su Food 5 - 2009
