Case history - Campioni nella rete
L’organizzazione di Unilever Italia, P&G, Nestlé Waters, Inalca Jbs, Lavazza, Partesa e Ligabue Catering

La riduzione dei costi logistici resa possibile da strumenti all’avanguardia e da partner evoluti - di cui le pagine precedenti riportavano alcuni esempi - è argomento d’interesse per tutte le aziende. L’ottimizzazione delle risorse, infatti, è un tema che richiede l’impegno continuo dei cost controller in qualsiasi ramo aziendale. Alcuni produttori, tuttavia -obbligati anche dalle specificità della merceologia trattata o dalla peculiarità del core business - hanno fatto dell’efficienza della supply chain una delle punte di diamante dell’azienda. Nelle prossime pagine presentiamo alcune case history che possono fare da ulteriore stimolo a rivedere questa voce nell’ottica di minimizzazione degli sprechi.
La filiera di Lavazza, per la sua strategia multicanale, rende particolarmente articolata la gestione della supply chain. Per quanto sia un’azienda monoprodotto, la declinazione del caffè in diversi formati, miscele e modalità di consumo rende la gestione degli ordini altrettanto differenziata. L’implementazione del modello organizzativo One Unilever - che impegna Unilever Italia da circa due anni - ha interessato anche la logistica, con l’integrazione di tre strutture in un unico reparto.
Anche nel caso di Procter & Gamble, è la centralizzazione la chiave dell’organizzazione logistica. Il provider dei trasporti e della gestione dei magazzini è infatti deciso a livello europeo, mentre le filiali nazionali hanno un responsabile operativo. La struttura italiana, per food e non food, si compone di quattro magazzini di prodotto finito - tre dei quali presso i centri produttivi - e di sei centri di distribuzione multicategoria, gestiti da provider esterni.
Di Arianna Macchi
Versione integrale su Food 3 - 2009
