Primo piano - Un carosello da brividi
Gira la giostra delle ritorsioni americane per l’affaire della carne agli ormoni. Per l’Italia, è sotto scacco il settore delle acque minerali: un business da 90 milioni di euro che rischia di svanire e che ci rende il Paese europeo più penalizzato dal provvedimento

A dispetto del nome il ‘carosello’ dei dazi negli Stati Uniti (dall’inglese carousel), balzato agli onori delle cronache tra gennaio e febbraio scorsi, non ha niente di ludico né di divertente.
Con questo termine, infatti, s’intende il meccanismo con cui gli Stati Uniti aggiornano periodicamente la lista di prodotti agroalimentari in arrivo dal Vecchio Continente e soggetti a tassazioni addizionali, come ritorsione - o retaliation - nella decennale disputa sulla carne bovina agli ormoni. L’ultimo giro di giostra, in ordine di tempo, è stato sospinto dall’uscente amministrazione Bush, con un provvedimento che diventerà attuativo a partire dal 23 marzo scatenando non poche polemiche su molti giornali e tv in tutta Europa.
La ragione è semplice: nel tentativo di ottenere la massima risonanza mediatica possibile intorno alla querelle commerciale con l’Unione europea, l’Ustr-United States Trade Representative e l’Usda-United States Department of Agriculture (il ministero dell’Agricoltura a Washington) hanno incluso le acque minerali per l’Italia e il roquefort per la Francia nella lista dei prodotti coinvolti dalla ritorsione.
Due categorie merceologiche che, per ragioni differenti, vedono le esportazioni a stelle e strisce come un asset intoccabile. Con i necessari distinguo, però: più simbolico appare lo smacco per i cugini transalpini, mentre decisamente più rilevante sotto il profilo economico è la stoccata inferta all’Italia.
Di Nicola Ostano
Versione integrale su Food 3 - 2009
