Il cash & carry aggiorna il target
Il popolo delle partite Iva è stato a lungo un segmento sottovalutato dal canale, che ha privilegiato gli alimentaristi e, ancor più, gli operatori dell’horeca

I cash & carry sono la cenerentola della distribuzione italiana. Anche se molte realtà del settore sono partite proprio da un c&c, per tante il format è diventato qualcosa da cui prima o poi prendere le distanze. Agli inizi degli anni 90, con l’espandersi delle catene succursaliste e di franchising, la formula appariva in declino.
Poi Metro è riuscita a darle una nuova vocazione: da grossista per gli alimentaristi - con valore aggiunto, prezzi e disponibilità scarsi - a partner per l’horeca, che allora cresceva a due cifre sulla scorta di un cambiamento significativo delle abitudini alimentari. L’horeca è oggi il segmento di clientela di riferimento per le maggiori realtà del canale. E di riflesso il livello di servizio offerto agli alimentaristi può essere individuato come un fattore di differenziazione.
Si va da Metro che ha punti di vendita vocati esclusivamente all’horeca - il format Eco-Small di circa 3mila mq - a catene come Coralis e Selex, più radicate tra gli alimentaristi, che valgono tra il 40 e il 60% del fatturato. Non si tratta solo di un’eredità di passate strategie, ma della comprensione del proprio bacino. Al Nord e in genere nelle aree metropolitane l’horeca è una realtà consolidata, al Sud (dove Interdis e Coralis sono i principali operatori) il normal trade è ancora vivace e l’horeca è invece in via di consolidamento.
Di Gianluca Greco
Versione integrale su Food 6 - 2009
