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Le vicende della filiale italiana del leader mondiale del food riflettono da vicino l’evoluzione e le metamorfosi tracciate dalle linee guida strategiche dei manager

L’onda lunga delle trasformazio-ni che interessano il gruppo multinazionale Nestlé va ridise-gnando anche i confini della filiale italiana: una società da 1,84 miliar-di di euro di fatturato nel 2006, cui vanno aggiunti, per completezza, anche gli 873 milioni di euro di Sanpellegrino - acque minerali e soft drink -, il cui bilancio non è consolidato in Nestlé Italiana.
Negli ultimi anni, com’è noto, il gruppo di Vevey ha spostato il focus della propria offerta verso un’area di prodotti alimentari sempre più funzionali, configu-randosi come una wellness com-pany dal maggior valore aggiunto, più che come una food company tradizionale. Non solo: il gruppo è diventato man mano uno dei maggiori player mondiali nel petfood, categoria dalla cresci-ta sostenuta in tutto il mondo occidentale, e ha consolidato nel contempo la leadership nei prodotti per l’infanzia. In Italia, i riflessi di questa strategia sono stati ben visibili, con tutta una serie di dismissioni che hanno lasciato spazio all’integrazioni di nuove filiali di società acquisite a livelli internazionale.
Di Alfredo Faieta
Versione integrale su Food 10 - Ottobre 2008
