Dossier vending

Il futuro è nel fresco

Il settore incassa profitti a tambur battente, ma sconta ancora qualche intoppo burocratico

Il futuro è nel fresco
Un business che va a gonfie vele e vuole affermare appieno la propria identità nel panorama del commercio moderno. Così si presenta in Italia il mondo della distribuzione automatica, un settore relativamente giovane (è nato negli anni Settanta con le bevande calde) e oggi vicino alla piena affermazione. Secondo gli ultimi dati registrati dall’associazione di categoria Confida – relativi al 2005 – il mondo del vending genera un fatturato complessivo di 1,5 miliardi di euro, grazie alle oltre 800mila macchine installate, che ogni anno erogano 6,5 miliardi di consumazioni e danno lavoro a circa 40mila addetti. “L’evoluzione di questo settore – spiega Vincenzo Scrigna, neo presidente di Confida – dovrebbe derivare dallo sviluppo dei distributori in aree pubbliche: e cioè stazioni, metropolitane, zone ad alto traffico. Su questo fronte, tuttavia, subìamo forti ostacoli normativi, legati al fatto che il D.lgs. 114/98 considera i

distributori alla stregua di piccoli punti vendita, richiedendo i relativi adempimenti burocratici”. Il mondo del vending sconta il fatto di essere un settore giovane, per il quale non è ancora previsto un inquadramento ad hoc nelle normative nazionali.

Un eccesso di zelo che ostacola non poco l’installazione di vending machine. “Il regolamento europeo 852/2004 sull’igiene dei prodotti alimentari – rincalza Cesare Spinelli, presidente delle imprese di gestione dei distributori automatici di Confida – è stato recepito dalle Regioni in maniera difforme: in alcune aree, i distributori sono assimilati a veri e propri stabilimenti produttivi, tanto che per ogni installazione bisognerebbe trasmettere ai Comuni la Dia, denuncia di inizio attività”.

Di Marta Bommezzadri ed Emanuela Taverna
Versione integrale su Food 7 - 2007