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Perché la delocalizzazione della produzione scomparirà

Gli industriali ricominciano a pensare al made in Italy come a un brand vero e proprio, in grado di evocare valori culturali e uno stile di vita apprezzati ovunque nel mondo

Perché la delocalizzazione della produzione scomparirà
Ormai da un decennio si parla di delocalizzazione della produzione. Sempre più aziende in questi ultimi anni, e non necessariamente solo le più grandi, hanno deciso di installare fasi della produzione in Paesi emergenti o a basso costo di manodopera. Il comparto alimentare, invece - a parte qualche rara eccezione -, non è stato toccato dal fenomeno, se non in cui esso si sia reso necessario per il reperimento di materie prime a un prezzo più favorevole, oppure per essere più vicini al mercato di riferimento. Con il passare del tempo sempre più imprenditori italiani stanno comprendendo che la delocalizzazione non è la panacea di tutti i loro mali. Anzi, questa ha causato loro non pochi problemi: dal progressivo impoverimento dell’indotto locale, alla perdita continua di conoscenze e di personale qualificato, oltre al pericolo di trasferire il know how produttivo. Il rischio maggiore - soprattutto in ambito alimentare -, è la perdita d’identità e qualità di un prodotto che ha proprio nel made in Italy una delle sue caratteristiche più vincenti.

Di Marco Rosi, presidente di Parmacotto
Versione integrale su Food 11 - Novembre 2007