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Braccio di ferro sull’origine in etichetta

Braccio di ferro sull’origine in etichetta

Difesa del made in Italy, trasparenza verso i consumatori, rapporti di forza all’interno dell’Unione europea. Chi pensa che i disegni di legge sull’indicazione obbligatoria dell’origine nelle etichette agroalimentari sia solo una questione tecnica è molto lontano dal vero. La posta in gioco, secondo i sostenitori dei due testi normativi - il S1331 portato avanti dal Pdl in commissione Agricoltura al Senato, il C2260 a firma del ministro Luca Zaia e ora alla Camera - e caldeggiati da una Coldiretti in questi mesi attivissima nel creare un vero movimento d’opinione, è la sopravvivenza stessa dell’agricoltura italiana.
Dall’altra parte, con varie sfumature, da Federalimentare a Federdistribuzione fino alle associazioni dei consumatori, le obiezioni riguardano soprattutto la scarsa efficacia di una norma che poco aggiungerebbe in fatto di reale chiarezza e molto in termini di complessità gestionale per le aziende quando non, in alcuni casi, addirittura più confusione per i consumatori.
Su tutto, incombe la proposta di regolamento in discussione in Commissione europea; una norma che conterrebbe molti passaggi analoghi ai testi italiani, ma anche alcune sostanziali differenze. Al punto che la Commissione stessa avrebbe formalmente chiesto di bloccare l’iter normativo. E i consumatori? Gli italiani, cosa ne pensano? Food ha guardato i principali sondaggi portati a sostegno e ha scoperto alcune stranezze, che suggeriscono di maneggiare con cautela il cosiddetto “consenso popolare”.

Di Maria Teresa Manuelli e Nicola Ostano
Versione integrale su Food 6 - 2009