Orizzonte snack
Salutismo & fuoripasto per uscire dall’impasse dei consumi? Meglio ancora, forse, è una presenza più strutturata nei reparti dell’ortofrutta

Il 2008 pare destinato a chiudersi proprio come un anno di tensione per la frutta secca nella gdo, anche se - almeno a valore - i risultati del sell out sembrano riuscire a dare un minimo di tranquillità, se non di soddisfazione, con un incremento del giro d’affari del 5% circa, a fronte di un calo intorno al 3% a volume.
Non si tratta, però, solo di una questione di vendite e consumi: in Italia, produzioni e superfici coltivate risultano in calo. I trend del sell in e del sell out, comunque, non sembrano spaventare troppo i player, che ne circoscrivono la minacciosità e gli effetti. “Da gennaio 2008 in poi - dichiara Giuseppe Calcagni, presidente di Besana e former president di Freshfel, l’associazione europea degli operatori ortofrutticoli - il consumo di frutta secca in Italia è calato del 4-5% circa.
È inutile negare che viviamo in una fase di attesa.C’è disagio economico: i consumatori hanno il portafoglio sempre più leggero, e questo naturalmente ha avuto ripercussioni sulle soft commodity. Tanto più che nel nostro Paese la concentrazione delle vendite resta sostanzialmente spalmata nei cinque-sei mesi ell’autunno-inverno, da ottobre a Pasqua, mentre nel resto del mondo i consumi sono ormai ripartiti nell’arco dell’intero anno”.
Di Mariateresa Balocchi
Versione integrale su Food 11 - Novembre 2008
