Mercati

Pane e sostitutivi. Non si vive di solo pane

Crollano le vendite del fresco, ma continua il trend positivo dei sostitutivi. Arretrano solo schiacciatine e taralli, dopo il boom degli anni scorsi

Pane e sostitutivi. Non si vive di solo pane

“Non hanno più pane? Che mangino brioche!”. La battuta, costata tanto cara a Maria Antonietta, al giorno d’oggi non scatenerebbe di certo alcuna rivoluzione. Anzi, sembra quasi un utile suggerimento che gli italiani hanno colto in pieno. Se le vendite di pane fresco artigianale, infatti, secondo le stime di Ismea (vedi box a pag. 66) sono scese del 5,5%, quelle dei pani industriali e dei sostitutivi del pane, al contrario hanno aumentato le quote. Segno dei tempi? “I dati Nielsen in nostro possesso - chiarisce Cristina Caporalini, brand manager panificati di Unichips Italia - e relativi all’anno terminante a dicembre 2007, confermano la buona performance del mercato, soprattutto del segmento dei pani morbidi, che è cresciuto del 7 per cento. Anche i prodotti secchi - quali cracker, grissini, pani croccanti -, registrano un aumento per l’anno terminante ad aprile 2008 del 3% a valore e del 6% a volume”. Ma, nonostante questi segnali positivi, le aziende si trovano ancora nella morsa degli aumenti di filiera: non tanto delle materie prime, quanto piuttosto di quelli logistici. “Di recente - prosegue Caporalini -, secondo Ismea, i prezzi alla produzione di alcuni cereali hanno addirittura registrato una contrazione, su base mensile, dopo i forti aumenti dei mesi scorsi. In particolare, si rileva una riduzione dei prezzi per il frumento sia duro sia tenero. Una forte ripercussione dell’impennata dei prezzi dell’energia e dei carburanti si è avuta nei costi logistici, a cominciare da quelli dei trasporti”.

Di Maria Teresa Manuelli
Versione integrale su Food 7 - 2008