Cover Story
Il cambio della guardia
Dalla scelta del percorso formativo all’ingresso in azienda, i passi cruciali del processo di avvicendamento ai vertici. Con un costante dilemma: come si possono equilibrare gli interessi dell’impresa e quelli della famiglia?

Padrone e padre. Un imprenditore crea un’azienda – così come genera un figlio –, per lasciare il segno del proprio passaggio anche su un orizzonte temporale più lontano. La sfida contro il tempo comincia da qui. “La questione del passaggio generazionale – avverte Paolo Preti, direttore del master Piccole e medie imprese presso la Sda Bocconi, e autore, insieme a Marina Puricelli, del recentissimo ‘L’impresa forte. Un manifesto per le piccole imprese’, edito da Egea – va inquadrata innanzitutto nel tema più generale della continuità aziendale. La prima regola di un’impresa forte – per quanto piccola possa essere – è quella di porsi l’obiettivo di massimizzare il risultato economico nel medio-lungo periodo. E tale obiettivo comporta, in primis, l’impegno di presidiare il processo di successione, che un imprenditore può garantirsi non solo formando i figli, ma anche preparando manager particolarmente adatti a gestire le pmi. Soprattutto perché, come è esperienza comune, non sempre gli eredi naturali sono propensi, o portati, a proseguire l’attività paterna”. In Italia non mancano esempi di grandi gruppi controllati da famiglie, da Benetton a Barilla, da Luxottica a Mediaset, da Fiat a Esselunga; ma è soprattutto sulle pmi che si reggono le sorti del sistema produttivo italiano. E in buona parte – secondo le stime dell’associazione Family Business Network sarebbero il 95% in Italia – sono imprese che hanno alla loro guida un gruppo familiare. [ …]
Di Giuseppe Aliverti
Versione integrale su Food 6 - 2007
