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Esperimento riuscito

La collaborazione con il team di ricerca di Marco Ventura, che si appoggia alle strutture dell’ateneo di Parma, ha avuto riscontri internazionali

Esperimento riuscito

Stretta tra colossi del calibro di Danone e Nestlè, per non perdere competitività Parmalat ha deciso di aprirsi con maggiore decisione alla collaborazione con il mondo accademico. “L’università - assicura Carlo Prevedini, chief operating officer di Parmalat - ha competenze all’avanguardia, energie ed entusiasmo spesso anche maggiori di quelle che si trovano nel mondo industriale. Naturalmente questa collaborazione non è semplice, soprattutto perché l’industria ha dalla sua parte velocità e determinazione, mentre le università soffrono gli svantaggi di strutture complesse e a volte dispersive”.

Un esempio in cui tutto è filato liscio riguarda l’Università degli studi di Parma, dove Marco Ventura - un brillante ricercatore con un curriculum internazionale di tutto rispetto, tornato in Italia grazie alla legge sul rientro dei cervelli del 2007 - è riuscito a mettere insieme un team di ricerca internazionale su un progetto di genomica.
“Il nostro obiettivo - illustra Patrizio Cagnasso, direttore Ricerca & sviluppo di Parmalat - era trovare un microrganismo di origine umana, e non animale come sono molti probiotici oggi in commercio, che fosse sicuro per l’uomo”. In pratica, sono stati isolati dei microorganismi probiotici prelevati da soggetti umani sani, e si è proceduto alla caratterizzazione genomica, analogamente a quanto è stato fatto in passato per l’uomo. “Questo progetto - spiega Ventura - ha visto la collaborazione di competenze di ecologia microbica, genomica batterica, biotecnologie, biologia molecolare e bioinformatica.”

Di Emanuela Taverna
Versione integrale su Food 11 - Novembre 2008