S&P, pochi rischi per i big del food
Nell’attuale congiuntura, le multinazionali non dovrebbero soffrire troppo: ma è consigliata moderazione nelle merger & acquisition

Le multinazionali del settore alimentare sono insensibili ai cicli economici? La loro navigazione è, di fatto, la stessa a prescindere dal mare che affrontano? Il dilemma se l’è posto Standard & Poor’s, la società americana di rating, con l’obiettivo di capire se l’attuale congiuntura economica mondiale possa deteriorare il rating sul debito, e quindi alzare il profilo di rischio di un investimento in azioni od obbligazioni di questi gruppi.
La risposta non è propriamente univoca: ma, tutto sommato, suona rassicurante. “A fronte - dice a Food Anna Overton, credit analyst di Standard & Poor’s - di una prospettiva macroeconomica non particolarmente rosea per le principali economie del mondo, l’affidabilità creditizia delle aziende food di marca appare solida, grazie alla natura non ciclica della domanda e a una redditività sostenibile. Ciononostante, l’industria alimentare non è immune da variazioni della domanda e dall’inflazione dei prezzi al consumo. Le società potrebbero trovarsi costrette a rallentare l’assorbimento del flusso di cassa disponibile, per far fronte alle pressioni sui margini”.
Di Alfredo Faieta
Versione integrale su Food 10 - Ottobre 2008
