Un anno tutto in rosaBest seller fatto a fette

Fresco 1/ Le vendite di prosciutto cotto volano a +1,2% a volume e +3,2% a valoreSi rafforzano le vendite dei cotti made in Italy, cavalcando il trend dei preaffettati in vaschetta. Le aziende, però, non dormano sugli allori...

Un anno tutto in rosaBest seller fatto a fette
A sorpresa il mercato vede un aumento di consumi per il prodotto più classico della salumeria italiana. Segno che anche i mercati maturi possono vivere una seconda giovinezza

Il business dei salumi si tinge di rosa: il colore dei prosciutti cotti, che l’anno scorso hanno realizzato le performance migliori di tutta la categoria. Dopo anni di calma piatta, in cui il mercato cercava di dare nuovi stimoli attraverso segmentazioni dell’offerta e creazione di nuove specialità, il consumatore sembra aver ritrovato fiducia nel prodotto più consumato della nostra salumeria (vale il 25,1% del totale salumi). I dati di ACNielsen relativi all’anno terminante a febbraio-marzo 2007, infatti, hanno registrato vendite per 108mila tonnellate e 1,6 miliardi di euro, in aumento rispettivamente dell’1,2% e del 3,2 per cento. E di questi risultati il merito è quasi interamente delle referenze classiche vendute al banco taglio, suddivise tra il 5,6% delle spalle cotte e il restante 94,4% del prosciutto cotto. “Di quest’ultimo – spiega Lorenzo Ghio, group client manager di ACNielsen Italia –, l’87,4 è rappresentato dal taglio, il resto dai prodotti d’asporto, esclusi i preaffettati e i confezionati sul punto vendita”. I principali canali di vendita, in media con il comparto alimentare, restano ipermercati e supermercati, che veicolano circa il 45% dei volumi e sono in costante aumento.

Ai prosciutti cotti, le famiglie italiane hanno riservato da anni il gradino più alto di un podio quanto mai ambito: quello dei salumi. E a fine 2007 la struttura dei consumi nazionali, quindi, li vede ancora al primo posto, con una quota del 25% del totale dei salumi (dati Assica), al di sopra dei prosciutti crudi (21,9%) e del salame (8,6%). In una fase economica fra le meno brillanti degli ultimi trent’anni, il leggerissimo sopravanzare dei volumi del sell out (+14,8%) sui valori (+14,7%) nel canale moderno (dati Iri, anno terminante maggio 2008) non intimorisce certo i player. Inoltre, la bagarre delle cosce e lo sciopero degli allevatori suinicoli - che durante l’estate hanno messo a dura prova la filiera dei prosciutti crudi - hanno solo sfiorato la categoria dei cotti. Stabili nel loro complesso, infatti, le vendite di cotto confermano anche nel 2007 la tendenza, trasversale nel mondo dei salumi, che vede spostarsi progressivamente l’ago della bilancia dal banco salumeria ai lineari dei preaffettati.

Ma i volumi maggiori sono ancora quelli registrati dal caro vecchio banco taglio. Secondo Iri, i formati del peso imposto sono ancora alquanto disparati, anche se quattro sono le classi principali: 40 g, 70-80 g, 100-120 g e i tranci. Non c’è, di fatto, un trend dominante capace di modificarne l’assetto in termini di grammatura. Si profila, però, come tendenza cross category quella dei miniformati da 40 g, che propongono un concetto di snack votato alla merenda.

Semmai, sono le buste “apri e mangia” a emergere nel peso imposto. Da parte sua, infine, il praga mantiene un ruolo marginale rispetto al gigantismo del cotto nazionale: 196,9 tonnellate di praga vendute contro le oltre 9.870 del cotto in iper+super+lsp (fonte: Iri, a.t. maggio 2008).

Di Maria Teresa ManuelliMariateresa Balocchi
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