La salvezza dell’export
Le vendite mostrano una lieve ripresa, ma l’eccesso di offerta del Parma Dop continua a produrre effetti pesanti anche sul resto del comparto

Facciamo un passo indietro: negli ultimi quattro anni, le cosce avviate alla produzione tutelata sono cresciute complessivamente dell’11%, determinando un consistente aumento di offerta di prodotto sul mercato. Nel contesto di una congiuntura economica sfavorevole, caratterizzata da una progressiva riduzione dei consumi alimentari, si è assistito a una crescente difficoltà di assorbimento di prosciutto di Parma da parte della domanda, soprattutto a livello nazionale.
La contrazione delle vendite ha ovviamente comportato un significativo calo del prezzo del prodotto stagionato, che non ha consentito di remunerare il costo della materia prima. Il fenomeno si è particolarmente acuito nell’ultimo biennio e anche oggi – benché il prezzo delle cosce risulti inferiore rispetto al recente passato –, il valore di cessione del prodotto finito continua a diminuire, generando fortissime preoccupazioni in tutto il comparto. In tale contesto, non si è invece ridotto il prezzo al consumatore finale. Solo il preconfezionato registra una persistente crescita delle vendite, unitamente alle esportazioni verso alcuni mercati esteri. “Anche nel 2006 – spiega Stefano Tedeschi, presidente del Consorzio del prosciutto di Parma –, la sovrapproduzione del crudo di Parma ha creato una depressione del prezzo di cessione ai distributori pari al 4%, che non si è tradotta in una flessione del prezzo al pubblico, con conseguente impoverimento dei conti economici dei produttori e aumento della tensione tra industria e trade. Per il 2007, auspichiamo un riequilibrio del prezzo dal produttore al distributore. Il nostro pacato ottimismo, tuttavia, tiene conto della riduzione delle quantità prodotte e marchiate con la nostra corona: 9.326.002 contro 9.909.657 del 2005 e delle giacenze di magazzino”. Per iniziare a cantare vittoria e uscire definitivamente dal tunnel, dicono in molti, si sarebbe dovuto produrre 1 milione di pezzi in meno. Ma così non è stato.
Di Marta Bommezzadri
Versione integrale su Food 5 - 2007
