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Una sentenza che scotta

In attesa dell’esito del ricorso al Tar, il verdetto del Garante per la concorrenza lascia trasparire rapporti sempre più tesi con la distribuzione

Una sentenza che scotta

Sull’affaire pasta che ha determinato la sanzione dell’Antitrust pende ancora un grosso punto di domanda. E cioè: l’esito del ricorso che le imprese pastaie, insieme a Unipi e Unionalimentari, hanno avanzato al Tar e che dovrà confermare o smentire la multa da 12,5 milioni di euro stabilita dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Prima che il Tar si pronunci, pochi attori coinvolti si sbilanciano rilasciando commenti.

Lo stesso Antonio Catricalà preferisce lasciar parlare la sentenza. Che ha molto da dire, viste le 143 pagine di cui è composta, che si concludono con la convinzione, maturata dall’authority, che di cartello si sia trattato.

In questo contesto, l’effettivo aumento del grano duro è stato appurato ed è anzi stato considerato un’attenuante. Si spiega così, infatti, la “mitezza” della sanzione, che sarebbe potuta arrivare fino al 10% del valore del mercato (pari a 897 milioni di euro).

Un illustre precedente in campo alimentare, quello contro i produttori di latte per l’infanzia, lo dimostra.

Datata 2004, la sentenza - che in quel caso fu poi confermata dal Tar - ammontava a 9,6 milioni di euro, da dividere però tra sole 11 aziende di un settore molto meno rappresentativo dell’alimentare italiano (il giro d’affari supera di poco i 200 milioni di euro).

Di Arianna Macchi
Versione integrale su Food 4 - 2009