Dossier Pet Food
Ora e sempre pet-mania
Cane e gatto sono ancora i preferiti tra i pet ospitati nelle famiglie: vivono in almeno 14 milioni di case, ma gli altri piccoli animali sono almeno 5 milioni

È un fenomeno di costume che coinvolge trasversalmente tutte le classi sociali. Dalle celebrità, regolarmente riprese in compagnia dei loro quattrozampe, alle vecchiette, che spendono buona parte della pensione per nutrire i loro beniamini. Secondo i dati di Assalco, a maggio 2006 nel nostro Paese erano censiti più di 52 milioni di pet, ospitati dal 48% delle famiglie italiane. “Questo dato – conferma Lucio Scaratti, regional director Southern Europe di Nestlé Purina – indica che quasi una famiglia ogni due ha un piccolo animale. Anzi, molti nuclei familiari ne ospitano più di uno: la cross ownership, ovvero il possesso incrociato di più specie, è molto elevata”. La maggioranza delle preferenze, naturalmente, riguarda cane e gatto, rispettivamente al 23% delle presenze (per 6,7 milioni di famiglie ospitanti) e al 22% (coinvolgendo 7,3 milioni di famiglie). Ma almeno altri 5 milioni di famiglie accudiscono qualche piccolo animale. “La tendenza più recente – rivela Scaratti – riguarda il mondo dei roditori, come conigli, coniglietti nani e cavie, che in pochissimi anni ha fatto registrare un’impennata delle presenze in casa”. A seguito di una di queste voghe, comunque, sembra che il coniglio sia diventato il terzo animale domestico per penetrazione nelle famiglie dopo cane e gatto, trovando così il modo di sfuggire alla cottura in umido per guadagnarsi un posto d’onore, questa volta vezzeggiato e coccolato, sul divano dei padroni di casa. “Il trend per i mercati dei piccoli animali – rincalza Gino Giuntini, presidente del gruppo alimenti per animali familiari di Assalzoo – è nebuloso, perché caratterizzato da una forte discontinuità. All’impennata di consumi di alcune tipologie di prodotti, come gli alimenti per piccoli roditori, in periodi abbastanza limitati, fa da riscontro una crisi più duratura dei prodotti per l’ornitologia”. A somme fatte, comunque, i pet generano un fatturato tutt’altro che trascurabile. Secondo i dati di Euromonitor International, nel 2006 il mercato dei prodotti per animali da compagnia ha raggiunto 2,16 miliardi di euro, in crescita del 4,4% rispetto all’anno precedente. “Secondo le previsioni di Euromonitor – commenta Enrico Sbandi, responsabile del Centro Studi Zoomark – questo trend positivo proseguirà almeno fino al 2011. Si confermerà anche il rallentamento della velocità di crociera, che ha caratterizzato gli ultimi anni, con una crescita media intorno al 3,5%”. A fare la parte del leone, sono gli alimenti per cani e gatti, con 1,46 miliardi di euro incassati nel 2006, in crescita del 5,4% sull’anno precedente e del 30,2% negli ultimi cinque anni. Il segmento degli alimenti per piccoli animali (roditori, uccellini, pesci e tartarughe), nonostante abbia un peso limitato, è cresciuto più degli altri (+6,1%, con una variazione fra il 2001 e il 2006 pari al 34,2%), arrivando a superare la soglia dei 260 milioni di euro. Ai primi posti a valore, si posizionano gli alimenti per uccellini, roditori e pesci, che tuttavia risentono di una leggera discesa a volume, mentre sono in ascesa i prodotti per tartarughe e altri animali.“I proprietari di altri animali – tiene tuttavia a sottolineare Sbandi – non vogliono sentirsi pet-owner di serie B e mostrano un certo interesse per la segmentazione dei mangimi per lifestage e l’arricchimento di elementi funzionali alla salute e al benessere degli animali, come integratori e vitamine per rendere più lucente il piumaggio”. Proprio la richiesta di una segmentazione sempre più spinta è una delle direttrici dello sviluppo del petfood nel suo complesso. “Saranno ampliate – spiega Sbandi – le gamme che promettono di migliorare il benessere e la salute dell’animale. È evidente che il fenomeno di ‘umanizzazione’ del proprio pet porta come conseguenza la ricerca di categorie alimentari che ricalchino i prodotti rivolti alle persone, un fenomeno che sarà sempre più cavalcato dalle aziende”.
Di Emanuela Taverna
Versione integrale su Food 5 - 2007
