La crisi finanziaria raffredda grano & Co.

It’s the end of the world as we know it... Ovvero, “è la fine del mondo per come lo conosciamo”: il refrain di una nota canzone dei Rem non potrebbe esprimere meglio l’attuale clima di terremoto dell’economia mondiale, che sta cambiando i connotati a interi sistemi finanziari, primo fra tutti quello americano, imploso su se stesso. Un tonfo tanto fragoroso da costringere il Governo statunitense e la Federal Reserve a un intervento fiscale e monetario senza precedenti per ampiezza e profondità, seguito dalla mobilitazione di Governi e banche centrali di tutto il mondo. Mai tanto coordinati come in questo caso.
Gli effetti del crollo del sistema finanziario sono però ben visibili: Borse che precipitano, sistemi immobiliari che scricchiolano paurosamente, e materie prime che, partite per la luna a razzo, stanno rientrando altrettanto velocemente sulla terra. È forse l’unico risvolto piacevole di questo terremoto: petrolio e commodity alimentari sono tornati a prezzi che sembravano preistoria solo qualche mese fa. Se nel numero di Food di novembre 2007 registravamo quanto erano enormi gli appetiti speculativi degli investitori finanziari su grano, mais, soia & co., ora ci troviamo davanti a tutt’altro scenario: operatori della finanza che smobilizzano i loro investimenti per fare cassa, e prezzi che si sgonfiano.
Di Alfredo Faieta
Versione integrale su Food 11 - Novembre 2008
